OLANDA - LA GRANDE DIGA.
La maestosa opera, chiamata anche "Grande diga", più esattamente Afsluitdijk (diga di sbarramento) collega la Frisia e l'Olanda Settentrionale. Si tratta di una diga, che è in realtà anche una strada lunga 30 Km ... in mezzo all'acqua.

Permette sia di accorciare la strada per raggiungere le due coste, sia di poter vivere in molte città come ad esempio Amsterdam. L'Olanda è infatti chiamata Paesi Bassi perché gran parte del suo territorio è sotto il livello del mare. Questa diga/strada lo dimostra: è percorribile in automobile e se, come ho fatto io, ci si ferma nelle zone specifiche, si può ammirare un panorama stupendo. Si guarda da un lato e si vede l'acqua più bassa di noi, poi si guarda dall'altra e ... lì è più alta! Anche quando la si imbocca ti lascia senza parole, vedi una strada in mezzo al mare, incredibile!
Vedi qualche foto.
In seguito a questa costruzione si è formato così a Sud un lago, il Ijsselmeer", invece, oltre il "cemento", a Nord c'è il Mare.

L'originale della foto è stata tratta da
Google Earth.



Queste sopra e a fianco sono le creazioni di Roberto Leoni.
Nella foto sopra a sinistra c'è un vascello inglese, mentre in quella a destra ce n'è uno spagnolo.
Qui a sinistra si possono vedere alcuni dettagli del veliero spagnolo.
Anche queste tre foto sono state
fornite da Vanessa.
Quadro ad olio dipinto da ROBERTO LEONI
falegname con la passione per la pittura e per i velieri in miniatura, che costruiva con le sue stesse mani.
Quadro raffigurante una battaglia, probabilmente tratto da un altro riguardante:
"la flotta inglese bombarda Algeri e, almeno temporaneamente, obbliga a rilasciare gli schiavi cristiani" (descrizione riportata da un supplemento ad una rivista in cui è presente l'originale)".
Il quadro originale rappresenta quanto realmente accaduto il 27 agosto 1816 ad Algeri. In questa città aveva sede il mercato degli schiavi più importante del Mediterraneo.
Foto gentilmente fornita da
Vanessa
figlia di Roberto Leoni.

Questa invece è la MAYFLOWER
e anche questo bellissimo modello è stato fatto a mano!
Foto gentilmente fornita da Nico.


Queste quattro foto sono state gentilmente fornite
da Nico.


LA NAVE SCUOLA AMERIGO VESPUCCI
Ecco un bellissimo modello della mia nave preferita; da queste quattro immagini puoi vedere come sia stato fatto da abili mani e rifinito nei minimi particolari.
Come puoi osservare questo bacino è fatto a gradoni e c'è un perché.
La nave, per restare "in piedi" una volta che il bacino viene svuotato dell'acqua, deve essere bloccata con dei ponteggi. Questi ultimi vengono posizionati su questi gradoni man mano che l'acqua defluisce, così, alla fine, risulterà ferma, dritta, ed all'asciutto e si potranno fare tranquillamente tutti i lavori necessari.
I bacini di più recente costruzione invece non utilizzano più questo sistema.
Il principio dello svuotamento rimane uguale, però l'entrata ed il blocco della nave avvengono diversamente.
Prima che la nave arrivi al cantiere che eseguirà i lavori vengono collocati dei grandi blocchi di cemento (alti 3 metri e lunghi 4 metri) sul fondo del bacino destinato ad ospitarla; vengono posizionati diversamente a seconda della chiglia che dovranno sostenere.
Il bastimento viene "trainato" all'interno utilizzando le cime di prua agganciate a due verricelli, che lo fanno scivolare, in questo modo sempre ben bilanciato, grazie ad appositi binari posti ai lati del bacino (un po' come succede nel Canale di Panama). I due verricelli la mantengono stabile finché non è avvenuto il completo e graduale svuotamento del bacino (a Palermo ce n'è uno di questo tipo che impiega circa 10 ore per espellere 150.000 litri di acqua).
Se vai a vedere le foto che mi ha gentilmente inviato Alessio puoi vedere come funzionano questi nuovi bacini.

BACINI DI CARENAGGIO - DRYDOCK.
I bacini di carenaggio sono necessari per poter eseguire all'asciutto i lavori di manutenzione di ogni nave. Naturalmente in queste "grandi vasche" il bastimento vi entra quando sono piene di acqua, poi la paratia viene chiusa e si procede allo svuotamento. Solo quando i lavori sono finiti la paratia viene alzata, per permettere al bacino di riempirsi nuovamente di acqua, e lo scafo ritorna così al suo ambiente naturale.
C'è una differenza tra i bacini di carenaggio di una volta e quelli moderni; è una cosa molto interessante che ti spiego subito.
Nell'Arsenale di La Spezia, che ho potuto visitare nel 2000 e che, ti ricordo, venne inaugurato nel 1869, ce ne sono ben otto e di diverse dimensioni per poter essere utilizzati a seconda della stazza della nave. Questi sono ancora del "vecchio" tipo e nella foto che ho fatto, e che ti riporto qui sotto, puoi vederne uno.

nave scuola Palinuro a Genova

Palinuro sempre a Genova
Enzo sta costruendo un modello di veliero e mi ha inviato le foto a lavori quasi finiti. Non riproduce una nave esistente, ma nasce da un'idea tutta sua. Il nome che le ha dato è Saint Anna.

LA NAVE SCUOLA AMERIGO VESPUCCI AI LAVORI.

Le due foto, una sopra e l'altra sotto questo testo, mostrano come la nave sia ora all'asciutto, pur essendo sotto il livello dell'acqua, grazie alla paratia presente su un lato del bacino.
E' facile immaginare quindi come l'imbarcazione sia potuta entrare "da sola", prima dello svuotamento del bacino stesso, ovviamente provenendo in navigazione direttamente dal mare, e come le sarà semplice poi uscirne a manutenzione finita.


Foto esclusive, nonché molto particolari, inviate da Paola - Paoletta la marinaretta.
Da queste bellissime ed eccezionali foto è possibile vedere sia il mio veliero preferito mentre è ai lavori in uno dei bacini di carenaggio presso L'Arsenale Militare Marittimo di La Spezia, sia come funzionano questi cantieri nati alla fine del 1800.

Da questa foto sopra, più dettagliata, puoi vedere chiaramente come sia possibile lavorare allo scafo delle navi e soprattutto, come queste vengano tenute in posizione nei "vecchi" bacini di carenaggio a gradoni.
E qui a lato c'è un'altra rarità ... puoi ammirare sia il Vespucci, sia il Palinuro, con le loro differenti dimensioni, mentre sono ai lavori negli stessi bacini di cui ho parlato sopra.
Questa foto invece mi è stata inviata da Nico.