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Le zone del Trentino Alto-Adige
interessate dalla Prima Guerra Mondiale.

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Notizie varie.

La Vallarsa fu occupata dalla Brigata Roma, costituita da truppe italiane, nel 1915. Il 19 maggio 1916 fu fatta evacuare e la popolazione si spostò nei campi profughi presenti a Legnago.

La guerra fu quella estenuante di posizione. I villaggi furono devastati, pertanto dovettero in seguito essere ricostruiti.

Sul Corno Battisti (altitudine m. 1760) Cesare Battisti e Fabio Filzi vennero catturati il 10 luglio 1916. Due giorni dopo furono giustiziati nella Fossa del Castello del Buonconsiglio a Trento.
Sul monte Zugna, nella zona denominata Costa Violina, Damiano Chiesa fu fatto prigioniero. Venne poi giustiziato sempre al Castello del Buonconsiglio il 19 maggio 1916.

Nei pressi di Valmorbia, una frazione del Comune di Vallarsa (provincia di Trento), ci sono ancora i resti del forte austriaco di Pozzacchio. Qui, nella notte tra il 28 e 29 giugno 1916 la storia deve registrare una grande strage, ci furono oltre 1.000 morti tra Italiani ed Austriaci.

 

A Raossi, località del Comune di Vallarsa, nel maggio 1916 si combatterono aspre battaglie quando l'offensiva vi fece arrivare le truppe Austriache. Tutte le abitazioni della vallata furono rase al suolo dai colpi delle artiglierie.

Da Piazza (Vallarsa) si può percorrere un sentiero militare che passa tra varie gallerie ed apprestamenti militari della Prima Guerra Mondiale. Si arriva al versante del Lora (m. 2032) che è noto per una triste vicenda: una frana distrusse un baraccamento di Alpini.
Resti di opere militari si trovano anche lungo il sentiero che dalla Val di Piazza raggiunge Sella del Cosmagnon (m. 2005) e scende alle Malghe del Cosmagnon.
Nell'autunno del 1917 si svolsero sanguinosi combattimenti tra Kaiserjager ed Alpini. Si possono osservare, ovunque, tracce di opere militari, di sentieri, strade di arroccamento, di trincee, di crateri di granate, resti di baraccamenti, di ricoveri in roccia e tracce di reticolati.

A Piano (sempre in Vallarsa) era situata la dogana austriaca. Proseguendo, nella Valle del Repeson (Val di Prigione o delle Prigioni), nei pressi del Ponte del diavolo (m. 942) una frana travolse più di 200 soldati che rimasero uccisi (5 settembre 1918). Si trova una lapide che ricorda "alpini, fanti e specialisti martiri ignoti".

Vallarsa e Pasubio

Il Pasubio.

Le battaglie si svolsero prevalemente nella zona del Monte Pasubio e nei dintorni. Dal Pian delle Fugazze si può raggiungere il sacello-ossario del Pasubio (m. 1217) che custodisce le salme di circa 12.000 caduti italiani.

Grazie alla strada ex-militare denominata "strada degli eroi" si può accedere dal Pian delle Fugazze alle Porte del Pasubio ed in particolare al rifugio Gen. Papa (m. 1934).

Il Monte Pasubio fu occupato dalle truppe italiane già nei primi giorni della guerra e fu uno dei cardini del fronte italiano. Aspre e cruentissime battaglie furono combattute proprio su questo monte, soprattutto nel luglio 1916. In questo periodo, e precisamente il 10 luglio, Cesare Battisti e Fabio Filzi vennero fatti prigionieri dagli Austriaci. A ricordo della vicenda ci sono due cippi alla "Selletta" (m. 1800).
Per avere un'idea di cosa successe su questo territorio basta pensare che i genieri italiani costruirono imponenti opere militari come 50 km di camminamenti e vari rifugi sotterranei alla strada della 1° Armata (detta anche "strada delle gallerie"). La "strada delle gallerie" va da Bocchetta Campiglia, situata ad una altitutine di m. 1210, fino al Passo Fontana D'Oro, posto a m. 2040, e prosegue fino alla Porta del Pasubio e verso la cima a m. 2232, ed è un sentiero che si snoda in 52 gallerie. Si tratta di un ardito capolavoro dell'ingegneria militare in gran parte tagliato nella viva roccia del monte. Ci vollero sei mesi, ad opera della 33° Compagnia Militare del 5° Genio, e ben 300 operai militarizzati (lo ricorda una lapide scritta in latino ed infissa all'entrata della prima galleria), per creare questa mulattiera lunga km 6,5. La diciannovesima galleria è lunga oltre 300 metri ed è illuminata solo da una serie di aperture. La ventesima galleria è invece particolare per l'audacia del tracciato: a chiocciola in un torrione calcareo. Ci sono molti passaggi all'aperto, posti nei canaloni, che d'inverno vengono investiti dalle valanghe. Per percorrere la "strada delle gallerie", naturalmente a piedi, sono necessarie circa 3 ore.

Tutti i monti della Vallarsa sono stati interessati dalla Prima Guerra Mondiale negli anni dal 1915 al 1918 e dappertutto ci sono tracce di questo triste capitolo della storia: camminamenti, gallerie, strade militari che arrivano dovunque, buchi di granate, trincee. Tracce e ricordi di una grande battaglia combattuta accanitamente da italiani ed austriaci tra cielo, roccia e burroni.

Dal Pian delle Fugazze, passando sotto le creste di Punta Favella (attuale confine tra Trento e Vicenza), si raggiunge la galleria generale d'Havet (m. 1857), nei pressi della mulattiera del M. Menerle che venne costruita verso la fine della guerra. Il percorso prosegue poi sulla "strada degli eroi", su cui sono presenti tre gallerie, che è tagliato nelle rocce a precipizio sulla Val di Canale. Dalle Porte del Pasubio si può sarile al rifugio generale A. Papa e sul crinale ci sono i resti del rifugio militare del Cogolo Alto (m. 2200) e più sotto, nel Soglio dell'Incudine, sono visibili i ricoveri in roccia per le artiglierie italiane.

La zona monumentale inizia alla Sella delle Sette Croci (m. 2081); sono presenti l'arco di trionfo (m. 2035) e la chiesetta votiva (m. 2070), inoltre si incontrano trenta cippi che ricordano altrettanti soldati caduti ed insigniti di medaglia d'oro. Da qui si sale tra resti di trincee, gallerie, camminamenti, crateri di esplosioni fino al Dente Austriaco (m. 2206) e al Dente Italiano (m. 2215). Questi ultimi sono stati chiamati così a causa dei fronti avversari che presidiarono i due monti dal 29 settembre 1917 al 13 marzo 1918 e fu una battaglia di mine.
Il Palon (la vetta del Pasubio) è separato dal Dente Italiano dalla Selletta Demaggio. Questo è il nome del sottotenente dei mitraglieri italiani che respinsero, con gravissime perdite, il furibondo attacco austriaco il 2 luglio 1917.
I Denti Austriaco ed Italiano hanno ancora il loro complesso sistema di gallerie e sulle loro cime sono ancora visibili i segni delle esplosioni con un paesaggio di distruzione bellica di notevole significato. Dopo così tanti anni le gallerie italiane impressionano ancora, perchè conducevano nei settori più avanzati del Dente Italiano. Nel sistema di gallerie austriache, del Dente Austriaco, i passaggi sono in gran parte ostruiti dal materiale e dai sostegni crollati, ma si notano numerose diramazioni che partono dalla galleria principale, chiamata col nome del col. di brigata v. Ellison. Questi comandò per un lungo periodo le operazioni belliche austriache nel settore del Pasubio. La galleria è nella roccia viva e gli strati meno stabili sono stati coperti con il cemento.

Zugna.

Percorrendo una strada di guerra che da Albaredo (frazione del Comune di Vallarsa) conduce a Zugna Torta (m. 1257) poi si può procedere sul versante occidentale del monte, andando verso Malga Zugna. Così facendo si passa vicino ad una serie di caverne di guerra, a due cippi e ci si imbatte anche in un cimitero ex militare. Si può poi salire anche sulla sommità del Monte Zugna (m. 1864). Da qui si può ammirare un bel panorama, ma non solo quello. Si incontrano infatti molti ricordi della Prima Guerra Mondiale, i campi di battaglia erano qui, e sono visibili molti resti di opere militari. Gli accantonamenti e gli impianti idrici erano stati finiti nel maggio 1915. Il forte di Zugna rappresentava uno sbarramento dell'Alta Vallarsa e di Campogrosso e Cima Posta.
Nel "Cantico per l'ottava della vittoria" Gabriele D'Annunzio scrive in proposito: "... nel rame della Zugna, nella Vallarsa ricinta d'arci che il sole espugna, per baciar laggiù Roveredo... ".

Il passo del Restel, tra i dirupi dello Zugna, è un luogo storico importante. A seguito dei lavori per la costruzione del ponte-viadotto fu ritrovato lo scheletro di un Kaiserjager con una baionetta impiantata nello stomaco. Il soldato cadde sul costone dello Zugna e si presume che venne poi trascinato da una valanga fino al punto dove venne rinvenuto in anni recenti, infatti la Val del Restel è spesso interessata dalle valanghe. Questa zona era, nel 1916, una demarcazione tra Italiani ed Austriaci.

 

 

Altre notizie varie.

Nella frazione di Matassone (Comune di Vallarsa) era stato costruito il forte austriaco di Matassone, ora non più visibile. Era stato ricavato nella roccia di fronte a Pozzacchio (e il relativo forte di Pozzacchio) ed era ancora in costruzione all'inizio della guerra (maggio 1915). Fu realizzato in un grande Blockhaus di calcestruzzo; aveva trincee blindate, 2 postazioni per cannoni da 80 a tiro rapido in casamatta corazzata ed era composto da ampi ricoveri. Per la difesa si forniva anche di diverse mitragliatrici scudate. Tra il forte di Matassone e il forte di Pozzacchio c'era praticamente una linea continua di trincee con ricoveri in caverne ed erano protetti da reticolati.

Rovereto.

La città di Rovereto (provincia di Trento) si è ritrovata a ridosso della linea del fronte della Prima Guerra Mondiale. La popolazione dovette emigrare nei campi profughi del Centro Europa e 47 case furono fatte saltare con la dinamite perchè creavano un ostacolo al tiro delle artiglierie.
Il 27 luglio 1915 cadde la prima granata sulla città sparata dagli Italiani appostati sullo Zugna. Vennero fatte saltare le tubazioni dell'acqua nei pressi della ferrovia, mentre i combattimenti continuavano nei dintorni. I roveretani Fabio Filzi e Damiano Chiesa, volontari nell'esercito italiano, furono fatti prigionieri e condannati a morte da un tribunale militare. Furono poi giustiziati (nel 1916) nella fossa del Castello del Buonconsiglio a Trento.
Il 2 novembre 1918 le truppe italiane entrarono in città trovarono una città deserta, mutilata e solo molte rovine, uno spettacolo di desolazione dovuto al saccheggio delle abitazioni. Oltre 50 case erano state distrutte dai bombardamenti italiani ed oltre 300 erano state rese inabitabili, inoltre mezzo migliaio erano state saccheggiate.

Per non dimenticare questo tragico capitolo della storia, nel 1921 il re Vittorio Emanuele III inaugurò il Museo della Guerra, posto nel Castello di Rovereto. Nel 1925 la Campana dei Caduti "Maria Dolens" fu issata sul bastione Malipiero dello stesso castello e nel 1936 fu costruito l'Ossario di Castel Dante.

 

Il Museo Storico Italiano della Guerra.

Nelle sale del Castello di Rovereto (provincia di Trento) è custodito il Museo Storico Italiano della Guerra.
Il Museo, ideato da G. Chini, G. Malfer, A. Piscel e A. Rossaro, è stato inaugurato il 12 ottobre 1921.

Nel cortile interno del Castello, all'entrata, c'è un cortile in cui sono esposti alcuni pezzi di artiglieria, un carrello ferroviario perforato da una granata e una delle carrozze di Francesco Giuseppe. Nel bastione Marino sono sistemate la biblioteca e l'archivio storico del Museo.
Le varie sale sono dedicate a: l'arma dell'Artiglieria, l'artiglieria, la Repubblica di San Marino (che ebbe diversi volontari arruolati nell'esercito italiano durante la Prima Guerra Mondiale), la Germania (generali tedeschi con ruoli importanti nella Prima Guerra Mondiale), ai Combattenti, l'arma della Cavalleria (qui è custodita anche la tromba e quel che rimane della bandiera bianca usate per chiedere l'armistizio il 29 ottobre 1918), la sanità, i castelli della Vallagarina (armi e reperti archeologici), l'Austria, Fiume, Riccardo Caproni (collezione di armi antiche e rare), Filzi, Damiano Chiesa, Cesare Battisti, la Romania, la Cecoslovacchia, il Belgio, i legionari trentini, la Francia, l'Inghilterra, la Campana dei Caduti.
Il percorso delle varie sale porta poi al cortile interno. Qui si trovano una grande lapide che ricorda i Marinai d'Italia e l'entrata alle sale della marina, dell'aviazione, del genio e dei perseguitati politici.