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I Forti del Trentino Alto-Adige.

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Forte Pozzacchio.

Nei pressi di Valmorbia, una frazione del Comune di Vallarsa (provincia di Trento), ci sono i resti di un forte austriaco (m. 908).
Una associazione locale si è costituita appositamente per mantenere in buono stato questo edificio storico. Ogni anno, la seconda domenica di luglio, viene celebrata una messa in onore dei Caduti, la stessa si svolge nei pressi dell'entrata del forte. Segue poi una festa campestre, praticamente una giornata che si passa all'aperto e, per chi vuole, in attesa di entrare a visitare il forte. In questa occasione, in collaborazione con i vigili del fuoco volontari di Trambileno, il forte viene illuminato al suo interno e reso agibile al pubblico, inoltre, grazie ad alcuni appassionati di storia locale, è possibile effettuare delle visite guidate al suo interno.

All'esterno del forte è presente una grande croce, posta sopra l'altare-ossario di pietra che contiene l'urna con i resti dei soldati dei due eserciti caduti nella sanguinosa battaglia che si svolse in quel luogo nel 1916.

La costruzione del forte di Pozzacchio era già iniziata al momento dell'entrata in guerra dell'Italia contro l'Austria-Ungheria (maggio 1915). La sua posizione lo rendeva un ottimo sbarramento della Vallarsa verso la vallata dell'Adige.
Sulla rupe che sovrasta Valmorbia erano già state costruite le caserme, i magazzini, le abitazioni degli ufficiali, gli impianti idrici e consentivano il ricovero di 800 uomini. Era anche stata costruita la strada che consentiva di accedervi pervenendo dalla località Spino.
Il forte è stato interamente costruito nella roccia; erano state fatte anche una serie di gallerie nella roccia che portavano alle postazioni dei cannoni. Il forte era fornito di due cupole per obici da 100 ed è disposto su tre piani.

La prima occupazione avvenne da parte degli italiani e terminò nel maggio 1916 (Strafe Expedition). La notte dal 28 al 29 giugno 1916 si svolse un attacco italiano (audace ed inutile), da parte del 72° Reggimento Fanteria, proveniente dalla località di Parrocchia. Lo comandava il cap. Bernasconi di Mantova.
Il forte era presidiato dal 2° Reggimento Cacciatori delle Alpi.
Lo scontro fu tragico e costò la vita a centinaia di uomini.

Nelle varie vicissitudini di questo forte e le varie occupazioni, venne adattato a seconda delle varie linee del fronte: verso il Passo della Streva con gli Austriaci; verso Rovereto con gli Italiani.
Sono ancora visibili i resti di caserme, trincee, camminamenti, gallerie, il trincerone mediano, i ricoveri, le feritoie e i fossati di gola, oltre ad altri apprestamenti.

I luoghi tutto attorno pari ad una estensione di 228.657 ettari, situati in parte nel Comune di Vallarsa (74.562) ed in parte nel Comune di Trambileno (154.095) e precisamente nelle località di Pozzacchio e Stel, furono oggetto del recupero dei materiali che vennero in gran parte demoliti e venduti all'Opera Nazionale per il Mezzogiorno d'Italia nel 1932.

Forte di Matassone.

Nella frazione di Matassone (Comune di Vallarsa) era stato costruito il forte austriaco di Matassone, di cui non sono rimaste tracce visibili. Era stato ricavato nella roccia di fronte a Pozzacchio (e il relativo forte di Pozzacchio) ed era ancora in costruzione all'inizio della guerra (maggio 1915).
Fu realizzato in un grande Blockhaus di calcestruzzo; aveva trincee blindate, 2 postazioni per cannoni da 80 a tiro rapido in casamatta corazzata ed era composto da ampi ricoveri. Per la difesa si forniva anche di diverse mitragliatrici scudate. Tra il forte di Matassone e il forte di Pozzacchio c'era praticamente una linea continua di trincee con ricoveri in caverne ed erano protetti da reticolati.